Annusalo: deve ricordare erba fresca, carciofo, pomodoro o mandorla. In bocca deve essere fruttato, con una nota amarognola e un po’ di piccante in gola. Lascia stare un olio piatto, rancido o che sa di metallo.
Il piccante e l’amaro segnalano la presenza di polifenoli, antiossidanti naturali dell’olio. Sono una caratteristica dell’olio di qualità e non un difetto.
Tra i 12 e i 18 mesi dalla spremitura. Per questo conviene cercare in etichetta la campagna olearia, oltre alla data di scadenza.
Vuol dire che l’olio viene da una sola varietà di oliva, per esempio Tonda Iblea o Nocellara Etnea.
Al riparo dalla luce. Per questo il nostro Cherubino ha una bottiglia di vetro scuro e Sicily una lattina. Sullo scaffale evita le bottiglie esposte al sole.
Sì. L’extravergine contiene pochi acidi grassi polinsaturi, i più sensibili al calore, e per questo regge bene le alte temperature. Trovi 10 consigli nell’articolo Friggere con l’olio extravergine.
Tutti e due. Prima della cottura lega gli ingredienti, dopo restituisce aroma e gusto. Lo racconta uno studio di Raffaele Sacchi, dell’Università Federico II di Napoli, nel nostro articolo sulla pizza.
Sui piatti caldi e freddi: tartare, marinature, bruschette, pizza, zuppe, verdure, insalate e arrosti. La nostra linea Fusion unisce il nostro extravergine ad aromi naturali, in 26 gusti.
Tra ottobre e novembre, alle prime luci del mattino. Si raccoglie appena il fiore si apre, prima che appassisca e che gli stimmi perdano aroma e colore.
Separiamo a mano gli stimmi dal fiore e li essicchiamo lentamente, a bassa temperatura.
Gli stimmi conservano meglio le proprietà organolettiche e sono più difficili da sofisticare.
Nei primi, nei secondi di carne e pesce, nei dolci e nella panificazione.
Accanto ai nostri ulivi di Buccheri, a 700 metri, su terreno vulcanico non irriguo.
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