Elemento rappresentante la cultura del Mediterraneo, l’olivo è da sempre vaneggiato per le sue numerose proprietà e la sua infima bellezza capace di disegnare la storia di un paesaggio. Con le sue foglie sottili e verdi dai riflessi cangianti, i piccoli fiori bianchi che sbocciano in primavera e le linee morbide e intrecciate dei suoi rami e dei suoi tronchi che ricordano quasi una scultura modellata, l’ulivo è da millenni motivo di ispirazione e fantasia per molti artisti per la sua bellezza in cui essi fanno confluire significati, immagini, virtù, simboli e sentimenti più intrinsechi.
Nell’iconografia della Vergine e della Passione di Cristo, l’immagine dell’ulivo viene spesso identificato come l’elemento con cui l’artista guida l’osservatore in un percorso di rimandi didascalici e spirituali. Un esempio notevole ne è l’Annunciazione di Simone Martini e Lippo Memmi del 1333 (Galleria degli Uffizi di Firenze) raffigurante la Vergine, che indietreggiando poiché colta di sorpresa, asseconda l’annunciante Arcangelo Gabriele che le offre un rigoglioso ramo della pianta.

Altro esempio portatore di religiosità in cui la Passione di Cristo e l’ulivo si intrecciano proprio come un suo ramo è quello del dipinto di El Greco del 1590 Cristo nel Getsemani (National Gallery di Londra). Nella scenografia dall’inconfondibile stile in cui oggetti e figure sono allungati, la pianta risulta un elemento caratterizzante in quanto posta in primo piano alla sinistra e spalle del Cristo rendendo così partecipe lo spettatore alla vicenda. In esso inoltre l’ulivo presagisce la morte di Cristo e la pace a cui l’umanità è destinata per volontà di Dio a seguito del sacrificio del figlio.

Ulteriore tributo alla sacralità di quest’albero e dei suoi frutti è riscontrabile nella meravigliosa Madonna dell’olivo del genovese Niccolò Barabino del 1888 in cui la purissima Vergine in bianco stringe a sé il bambin Gesù che a sua volta tiene in mano un ramoscello d’ulivo, ancora una volta simbolo di pace e salvezza. L’olivo i cui rami assumono lo stesso colore dello sfondo è posto in fondo alla scena e completa a sua volta in maniera globale la triade dell’abbraccio (Madonna, Gesù, ulivo) facendo così da cornice al quadro e lasciando immaginare la sua prosecuzione oltre il perimetro.

Sempre nello stesso secolo ma 50 anni indietro, si diffonde in Francia la corrente Paesaggistica del Realismo e Naturalismo collegata alla scuola di Barbizon, un piccolo paese vicino la foresta di Fontainebleau, i cui pittori nonostante differiscano per stile e temperamento, sono fortemente legati perché mossi dallo stesso desiderio di scoprire la bellezza della Natura. Ciò sarà la base portante di un nuovo movimento che si diffonderà ben presto, l’Impressionismo, attraverso cui i pittori portano a compimento“ […] l’accentuazione del momento percettivo rispetto a quello fantastico” dipingendo en plein air.
Su questi presupposti, Van Gogh, massimo esponente del movimento, dedica nel 1889 all’incirca 18 tele alla rappresentazione dell’ulivo nel periodo autunnale mentre ricoverato all’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence per gravi difficoltà emotive e nervose. Per egli gli ulivi rappresentano la vita e il suo ciclo, il divino e come le relazioni tra uomo e natura possano connettere il primo con il divino. Inoltre, per il pittore essere in armonia con la natura significa creare momenti di idillio e contemplazione.

La National Gallery of Art di Washington riassume questa serie:
“Negli alberi di ulivo – nella potenza espressiva delle forme antiche e nodose – Van Gogh trovò la manifestazione della forza spirituale che credeva risiedere in tutta la natura e le sue pennellate rendono il suolo e il cielo vivo con lo stesso movimento delle foglie fruscianti, mescolato ad un luccichio del vento Mediterraneo. L’energia nel ritmo continuo ci comunica, in modo quasi fisico, la forza viva che Van Gogh ha trovato tra gli alberi di ulivo; quella forza spirituale che credeva lì assumesse forma”.


Così come l’artista olandese anche Pier Auguste Renoir sente l’esigenza di cogliere e interpretare la straordinaria bellezza dell’olivo con un senso di profonda armonia con la natura. Renoir infatti amava così tanto questa pianta al punto da circondarsi di ulivi anche nella sua villa a Cagnes-sur-mer: i suoi frutti verranno chiamati più volte dall’artista “un régal des dieux” (un ricco dono degli dei).

Infine, tra gli artisti contemporanei che hanno usufruito della pianta d’ulivo per trasmettere un messaggio, si ricorda il poliedrico Maurizio Cattelan che nel 1998 sceglie come sua opera un vero e proprio ulivo con zolla di terra che ne contiene le radici (Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli). Portando in maniera provocatoria la natura in un museo, egli fa della sua azione un bacino di diversi spunti di riflessione mettendo soprattutto in evidenza il rapporto profondo e culturale tra l’emerso e il sotterraneo.

Debora Cavarra