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L'extra vergine d'oliva interviene direttamente sul DNA

I biofenoli dell’olio di oliva riescono a modificare l’espressione dei geni collegati all’aterosclerosi

di R. T.

I polifenoli contenuti nell’olio extravergine di oliva potrebbe contribuire a modificare l’espressione di alcuni geni collegati all’aterosclerosi.

Si tratta di una scoperta interessante, spiega la studiosa Maria Isabel Covas dell’Institut Municipal d'Investigacio Medica di Barcellona, perché “conoscere quali geni possono essere modulati attraverso l’alimentazione potrebbe aiutare le persone a selezionare correttamente gli alimenti più adatti a loro”.

Gli studiosi hanno arruolato tre gruppi di volontari in buona salute. Il primo ha seguito una tradizionale dieta mediterranea con olio extravergine ricco di polifenoli, il secondo ha seguito una dieta mediterranea con un olio a basso contenuto di polifenoli e il terzo gruppo ha seguito la propria abituale alimentazione.

Dopo tre mesi il primo gruppo mostrava una minore attività dei geni collegati all’aterosclerosi nelle cellule mononucleari del sangue periferico, inoltre in questo gruppo i polifenoli mostravano di avere un grande impatto sull’espressione dei geni che influenzano le malattie coronariche.

Non solo, il consumo di olio extravergine nell’ambito di una dieta mediterranea mostrava anche di avere un positivo effetto sull’ossidazione del DNA, sull’insulino-resistenza, sull’infiammazione e sulla carcinogenesi.

Bibliografia:

Valentini Konstantinidou, Maria-Isabel Covas, Daniel Muñoz-Aguayo, Olha Khymenets, Rafael de la Torre, Guillermo Saez, Maria del Carmen Tormos, Estefania Toledo, Amelia Marti, Valentina Ruiz-Gutiérrez, Maria Victoria Ruiz Mendez, and Montserrat Fito, "In vivo nutrigenomic effects of virgin olive oil polyphenols within the frame of the Mediterranean diet: a randomized controlled trial", FASEB J. 2010 24: 2546-2557, published online as doi:10.1096/fj.09-148452

di R. T.
17 Luglio 2010 Teatro Naturale n. 28 Anno 7

L'olio extra vergine di oliva? Buono anche per prevenire la colite ulcerosa

In tanti parlano ormai, e con convinzione, del ruolo di functional food proprio dell'olio ricavato dalle olive. Alcuni invece si azzardano a definirlo addirittura un prodotto nutraceutico. Certo è che fa bene
di Carlotta Baltini Roversi
Esagerare non ha senso ed è perfino controproducente, come ha più volte sostenuto un grande studioso come il professor Francesco Visioli. Eppure di una cosa si è certi, definire l'olio extra vergine di oliva un alimento funzionale non è poi così fuori dalla realtà. Anzi, è proprio vero che il ricorso all'olio extra vergine di oliva nella propria dieta faccia proprio bene. Non è corretto tuttavia - o per lo meno è imprudente - definirlo un alimento nutraceutico. E' un azzardo ch'è meglio non fare.

Ciò che è certo è che in tanti ora lo stanno studiando a fondo. Come nel caso dei ricercatori dell’Università di East Anglia, i quali, in occasione della Digestive Disease Week di New Orleans, hanno presentato uno studio dal quale emrge che il ricorso all’olio di oliva faccia bene perché contribuisce a prevenire la colite ulcerosa.

Andrew Hart, in particolare, con alcuni suoii colleghi hanno preso in esame qualcosa come 25 mila persone tra i 40 e i 65 anni abitanti di Norfolk, nel Regno Unito. Tali persone sono state reclutate per scopi scientifici per adesione volontaria. Nessuno tra i partecipanti allo studio aveva una colite ulcerosa e tutti, in particolare, avevano compilato, in un dettagliato diario giornaliero, i cibi consumati.

Nel 2004, 22 partecipanti avevano sviluppato la colite ulcerosa e i ricercatori hanno potuto comparare questi dati con quelli relativi alle abitudini alimentari. Ebbene, è così emerso che le persone che consumavano abitualmente olio d’oliva avevano un 90% di rischio in meno di ammalarsi di colite ulcerosa.


“L'acido oleico pare aiuti a prevenire lo sviluppo della colite ulcerosa bloccando alcuni agenti chimici dell'intestino che aggravano l'infiammazione che è alla base della malattia”. E' quanto ha riferito Andrew Hart, l'autore della ricerca.

Cosa emerge da tutto ciò? Che due cucchiai di olio extra vergine di oliva al giorno, massimo tre, possono contrubuire a determinare un effetto protettivo per la salute.

di Carlotta Baltini Roversi
08 Maggio 2010 Teatro Naturale n. 18 Anno 8

Ecco un motivo in più per abbracciare la dieta mediterranea e scegliere l’olio extravergine come condimento per i nostri piatti, conciliando gusto e mangiar bene a completo vantaggio della nostra salute: un team di esperti coordinato da Gary Beauchamp e Paul Breslin del Monell Chemical Senses Center, di Filadelfia, ha trovato nell’olio una nuova molecola, battezzata oleocantale, con le stesse proprietà antinfiammatorie dell'ibuprofene.

 Secondo quanto è riportato oggi su Nature l’oleocantale potrebbe essere l’arma segreta che consente all’olio di essere tra gli alimenti più salutari e che fa sì che la dieta mediterranea, di cui l’extravergine è fulcro, sia tanto decantata non solo da gourmet ma anche da medici e nutrizionisti. La scoperta dell’oleocantale si deve alla buona forchetta Beauchamp che, nel corso di un meeting di gastronomia molecolare svoltosi in Sicilia, di fronte a un prelibato piatto condito con l’olio extravergine, ebbe un’intuizione. Qualcosa nell’olio dà in gola un gusto acre, pungente come quello dell’ibuprofene, antinfiammatorio che inibisce gli enzimi Cox 1 e Cox 2. Così l’esperto ha deciso di mettersi sulle tracce della molecola responsabile del pizzicore in gola dato dall’olio, ed ha isolato l’oleocantale. Per dimostrare che fosse questa aldeide l’artefice del gusto pungente dell’extravergine l’esperto ha testato vari tipi di olio dal gusto più o meno forte trovando in proporzione minori o maggiori quantità di oleocantale. Inoltre ricostruendo in laboratorio un “fac-simile” sintetico della molecola ha dimostrato che è capace proprio di conferire lo stesso sapore pungente. In un secondo momento i ricercatori hanno testato l’efficacia dell’oleocantale per vedere se le proprietà organolettiche in comune con l’ibuprofene non nascondessero qualche similitudine nei loro poteri. E così è: infatti l’oleocantale, al pari dell’ibuprofene, inibisce Cox 1 e 2. È plausibile che un consumo regolare di olio d’oliva faccia bene alla salute proprio perché ci espone costantemente agli effetti antinfiammatori dell’oleocantale. Gli esperti infatti ipotizzano che, come l’aspirina, anche l’oleocantale a lungo termine abbia effetti protettivi sul nostro organismo. 

Bibliografia. Beauchamp G et al. Ibuprofen-like activity in extra-virgin olive oil enzymes in an inflammation pathway are inhibited by oleocanthal, a component of olive oil. Nature 2005;437

Olio extravergine d'oliva: cardine della dieta mediterranea
Facciamo chiarezza su verità, miti e… falsità. Parla l'esperto

Nella lotta ai grassi assistiamo a una guerra senza esclusione di colpi dove, ora uno ora l'altro, soccombono sempre più numerosi i cibi ritenuti pericolosi per la salute e la dieta.
Ma c'è un "grasso", vanto della tradizione italiana e cardine della dieta mediterranea, che troppo spesso sostituiamo, senza alcuna ragione, con altri grassi. È l'olio extravergine di oliva.

Come è sempre bene tenere presente, però, non bisogna affidarsi al "sentito dire" e farsi invece forti di notizie e informazioni attendibili e di chiara evidenza scientifica.
Ecco perché ci siamo nuovamente rivolti a un esperto d'eccezione, il Prof. Fabio Galvano - Nutrizionista e Docente di Scienze Dietetiche Applicate presso l'Università di Catania.

Prof. Galvano, possiamo considerare l'Olio extravergine d’oliva come il grasso ideale?
«Ideale è un aggettivo che poco si addice agli alimenti, tuttavia l’olio extravergine d’oliva per le sue peculiarità nutrizionali e organolettiche è probabilmente il migliore tra i grassi che la natura ci fornisce».

Una buona notizia, dunque.
Eppure, spesso, l’olio extravergine d’oliva incontra ancora una certa diffidenza presso il consumatore.
«E’ vero. Purtroppo sull’olio extravergine d’oliva circolano alcune leggende. Ciò è anche dovuto alle vere e proprie campagne di disinformazione che, a partire dagli anni del boom economico, cominciarono a promuovere l’impiego alternativo di grassi industriali più economici quali gli oli di semi e le margarine».

Vogliamo provare a smentire qualche luogo comune sull’olio extravergine d’oliva?
«Iniziamo con la prima accusa: è genericamente definito “pesante”. Non si capisce bene il significato del termine, ma se per “pesante” si intende l’apporto calorico ebbene l’olio extravergine d’oliva apporta, al pari di tutti gli altri grassi, 9 kcal/g.
Solo il burro ha un apporto calorico leggermente inferiore giacché contiene una modesta quantità di acqua. Probabilmente nell’immaginario collettivo l’olio extra vergine d’oliva è divenuto “pesante” solo perché oli di semi e margarina sono stati ingannevolmente definiti come “leggeri” dalla pubblicità».

Eh, il potere della reclame…
Ma, pubblicità a parte, si sente spesso obiettare che non sarebbe adatto alla frittura. È vero?
«Anche questa affermazione è falsa, ma è necessario premettere alcuni concetti. Quando si utilizzano i grassi in cucina bisogna evitare di raggiungere il cosiddetto punto di fumo, ovvero la temperatura alla quale l’olio inizia a fumare».

Perché?
«Perché raggiunto il punto di fumo si formano composti tossici».

Come evitare tutto ciò?
«Teoricamente bisognerebbe munirsi di un termometro da cucina oppure utilizzare friggitrici dotate di termostato; usare olio extra vergine d’oliva o, in alternativa, olio di semi di arachide ed evitare di superare i 170-180° C.
Bisogna però precisare che le temperature delle cotture domestiche difficilmente raggiungono il punto di fumo, tuttavia uno degli errori più frequenti è proprio quello di utilizzare quantità insufficienti di olio favorendone il surriscaldamento».

Quindi, come a volte si sente dire, è consigliabile friggere in olio abbondante…
«Esatto. Ma è ancora più importante limitare al minimo la frequenza delle fritture e, soprattutto, non riutilizzare mai l’olio».

Tornando all’olio extra vergine d’oliva qual è il suo punto di fumo?
«Data la grandissima varietà disponibile sul mercato è possibile indicare solo un valore di riferimento di circa 180° C. Ma la vera peculiarità dell’olio extravergine d’oliva è costituita dalla presenza dei polifenoli, potenti antiossidanti che ne aumentano la stabilità quando esposto alle alte temperature».

Parliamo difficile… Polifenoli, di cosa si tratta?
«Sono composti che, oltre a possedere proprietà biologiche antiossidanti e antinfiammatorie, determinano importanti caratteristiche organolettiche. Per intenderci, sono quelle sostanze che conferiscono una leggera amarezza e che pungono leggermente la gola».

Già, l'olio che punge in gola. C'è chi ha dato battaglia su questo campo, vantando le virtù del proprio prodotto come "delicato" dove, spesso, quest'aggettivo sottintende "migliore"…
Ma un olio che punge in gola non è da considerarsi eccessivamente acido, quindi di scarsa qualità?
«Questa è un’altra leggenda. L’acidità è uno dei parametri di qualità degli oli di oliva, che in base ad essa vengono classificati in olio extra vergine, olio vergine, olio d’oliva e olio di sansa. Maggiore è l’acidità, minore è la qualità dell’olio. Tuttavia l’acidità non è percepibile al gusto e viene determinata in laboratorio. Il consumatore quindi confonde l’acidità con il piccante, che è invece un apprezzabile parametro sensoriale conferito dai polifenoli».

Ma questi polifenoli sono presenti anche negli oli di semi?
«No. Ricordiamoci che l’olio di oliva è l’unico grasso ottenuto da un frutto e da esso acquisisce tutta la ricchezza organolettica conferita da oltre 230 composti minori. Tuttavia, la loro presenza fa sì che l’olio d’oliva, a differenza di quello di semi, non sia organoletticamente neutro e trasferisca sapore al fritto. Questo fatto è generalmente sgradito agli chef che sono quindi soliti sconsigliarne l’impiego in frittura. Ma non esiste nessuna controindicazione che non sia di tipo esclusivamente gastronomico. Inoltre i polifenoli prolungano la conservabilità dell’olio d’oliva».

Quali sono allora le proprietà biologiche dei polifenoli contenuti nell’olio extra vergine d’oliva?
«Premesso che non vi sono ancora evidenze scientifiche definitive, studi clinici ed epidemiologici attribuiscono all’olio extra vergine d’oliva un effetto preventivo nei confronti di numerose malattie cronico-degenerative, tra le quali le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. In tal senso sembrerebbe che i polifenoli, per la loro marcata attività antiossidante e antinfiammatoria, avrebbero un ruolo cruciale nel conferire all’olio extra vergine d’oliva tali proprietà protettive».

Chiarito questo importante punto, quali sono le altre peculiarità nutrizionali dell’olio d’oliva?
«La prevalente presenza di acidi grassi monoinsaturi, particolarmente di acido oleico. Studi clinici indicano che sia l’acido oleico sia i polifenoli sarebbero in grado di diminuire il colesterolo cosiddetto “cattivo” (LDL) e di aumentare quello “buono”, cioè le HDL. Inoltre, entrambi prevengono l’ossidazione delle LDL che è il primo step della formazione della placca arteriosclerotica».

Eppure, sempre la pubblicità, ci dice che ci sono anche altri tipi di grassi che hanno di queste proprietà, è vero?
«No. Piuttosto bisogna ricordare che le margarine contengono acidi grassi parzialmente idrogenati che hanno un effetto diametralmente opposto, ovvero riducono il colesterolo buono innalzando quello cattivo».

Allora possiamo mangiare liberamente olio extra vergine d’oliva?
«No. Per quanto ottimo, l’olio extra vergine d’oliva è pur sempre un grasso e le calorie fornite dai grassi non dovrebbero superare il 30% delle calorie complessive delle dieta».

Siamo un po' confusi; quale è quindi il messaggio per i consumatori?
«Il messaggio è che la dieta, piuttosto che un singolo alimento, è la chiave della salute di una popolazione. In tal senso vi sono chiare evidenze scientifiche che indicano la dieta mediterranea come un modello alimentare in grado di prevenire numerose malattie cronico-degenerative. L’olio extra vergine d’oliva fornisce un importante contributo insieme agli altri alimenti tipici della dieta mediterranea quali frutta, verdure, legumi, cereali e pesce».

Bene. Grazie. Ma ci permetta di congedarci con un’ultima domanda: come si può essere certi di acquistare un olio extra vergine d’oliva di qualità?
«A questa domanda è impossibile rispondere. Alcuni consumatori conoscono personalmente il produttore locale e se ne fidano. A chi acquista al supermercato consiglierei di non lesinare troppo sul prezzo: spendere qualcosa in più non ci dà certezze sulla qualità ma aumenta la probabilità di acquistare un buon olio».

(Luigi Mondo & Stefania Del Principe - con la collaborazione del dr. Fabio Galvano)

Tratto da http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=1523&ID_sezione=563&sezione

Amaro e piccante è meglio
Solo il “vero” olio corrisponde a queste qualità e regala diversi vantaggi per la salute. A differenza di quello quasi senza sapore e colore eletto come preferito dalla maggioranza dei consumatori

Chi si è mai scandalizzato perchè il radicchio trevigiano è amaro o perchè il provolone è piccante? Nessuno, anzi li vogliamo così. L’olio delle olive, invece, per un passaparola collettivo, a cui non sono estranei poteri forti del settore, sembra debba preferirsi “dolce”, senza pizzico e meglio se incolore come l’acqua, come un accessorio al pasto che non deve disturbare.
Capisco le transumanze delle renne nei paesi scandinavi a scopo alimentare, le migrazioni delle anguille nel Mar dei Sargassi per riprodursi, ma questo “movimento” degli umani verso un olio “inodore, insapore, incolore” mi è
incomprensibile. Gli animali si muovono per istinto; l’Homo Sapiens (o che dovrebbe sapere) si muove per l’intelligenza “personale” e dopo aver individuato vantaggi e obiettivi. Cercherò quindi di dare alle intelligenze “personali” le motivazioni per scegliere olio profumato, piccante e amaro (se la varietà lo prevede). Questi tre aggettivi corrispondono ad altrettanti vantaggi per la salute; se un olio non li ha è inutile usarlo. La Cee con il CE e 640 del 2008 ne fa i capisaldi per la valutazione della qualità dell’olio. Intendiamoci: ci sono ottimi oli non amari ma debbono essere “naturalmente dolci” come quello di Taggiasca ligure, Biancolilla siciliana e altre, e non ottenuti dalla chimico-fisica per accontentare errate suggestioni collettive a scopo mercenario. Il profumo è dato dalla via delle lipossigenasi. In breve se l’olio profuma di pomodoro, mandorla, carciofo vuol dire che ancora non è stato degradato e che le sue proprietà salutari sono intatte. Il piccante è dato dagli antiossidanti (polifenoli o biofenoli) che rallentano l’invecchiamento cellulare, come la vitamina E (alfa-tocoferolo). Questa informazione è fondamentale per il consumatore: più pizzica e più mantiene giovani. La pianta dell’Olea Europaea vive anche 4000 anni perchè è la più grande produttrice di antiossidanti quindi sa bene come restare giovane. Non si capisce allora perché i valori dei polifenoli possano stare su bicchieri di plastica del tè e non sulle etichette dell’olio; anzi si capisce eccome: se la legge lo pretendesse, quanto olio resterebbe ancora in commercio?
L’amaro viene dall’oleuropeina presente nel frutto. Se mordete una drupa fresca presa dall’albero la sentireste giustamente amara. Dall’oleuropeina poi si formano, durante la gramolazione in frantoio, potentissimi antiossidanti (p-HPEA-EA e 3,4 DHPEA-EDA) che per l’intero mondo scientifico sono i più attivi rimedi naturali contro cancro, invecchiamento cellulare ecc. A tavola, se non stiamo attenti si sa che possiamo assumere veleno tre volte al giorno. Nel caso dell’olio possiamo scegliere se assumere tre volte al giorno salute o niente, piacere o noia.
Cultivar amare come Moraiolo in Umbria, Coratina in Puglia, Frantoio in Toscana, Bosana in Sardegna hanno fatto grande la cucina italiana; nessuno parlerebbe di cucina umbra, pugliese, toscana o sarda senza quell’olio fruttato, piccante e anche deliziosamente amaro. Addio flauto magico dell’olio “inodore, insapore, incolore”. La musica è cambiata: profumato,
piccante e anche amaro, grazie!

Amaro e piccante è meglio
Numero di Ottobre 2009
http://www.viedelgusto.it/ita/vie-dell-olio/amaro-e-piccante-e-meglio
Links:

www.frantoicelletti.com
www.monocultivaroliveoil.com

Un altro punto a favore dell'olio d’oliva: combatte l’Alzheimer
L’oleocantale, un composto naturale presente nell’extra vergine, potrebbe prevenire e aiutare a combattere i danni alle cellule celebrali dovute alle proteine neurotossiche responsabili della patologia neurodegenerativa

L’Alzheimer è una delle patologie più diffuse e subdole dell’era moderna, una malattia che progressivamente fa perdere coscienza di sé e dell’ambiente che ci circonda.

Responsabili del morbo di Alzheimer sarebbero le ADDLs, proteine altamente tossiche che si legano con le sinapsi neurali del cervello disturbando il funzionamento delle cellule nervose, portando alla perdita di memoria, la morte cellulare, e l'alterazione globale delle funzioni cerebrali.

Il legame delle ADDLs con le sinapsi delle cellule nervose è il primo cruciale passo per l’inizio dell’Alzheimer. L’oleocantale, un composto presente nell’extra vergine d’oliva, tuttavia altera la struttura delle ADDLs rendendone più difficoltoso il legame con le sinapsi.

"Sono necessari ancora studi translazionali per collegare questi risultati di laboratorio con prassi cliniche, ma sono fiducioso" ha detto il prof. Klein, docente di neurobiologia e fisiologia, membro del Alzheimer's Disease Center, presso la Northwestern University.

Proprio Klein e i suoi colleghi avevano identificato le proteine ADDLs nel 1998, portando ad un grande cambiamento nella conoscenza sulle cause, la progressione e il trattamento del morbo di Alzheimer. Conosciute anche come beta-amiloide oligomeri, le ADDLs sono infatti strutturalmente diverso da placche amiloidi che si accumulano nel cervello dei pazienti di Alzheimer.

Sulla base di alcune indagini in vitro il team di ricercatori della Northwestern ha scoperto che l’introduzione di oleocantale aumenta la dimensione delle proteine ADDLs riducendone la capacità di alle sinapsi dei neuroni ippocampali.
L'ippocampo, una parte del cervello intimamente coinvolta nell'apprendimento e nella memoria, è una delle prime aree colpite dalla malattia di Alzheimer.

Un risultato inatteso è che l’oleocantale renderebbe le ADDLs maggiormente aggredibili dagli anticorpi, con il risultato di aumentare l’efficacia di trattamenti di immunoterapia.
Breslin, uno dei ricercatori coinvolti nel progetto, ha commentato sulle implicazioni dei risultati. "Se il trattamento con anticorpi del morbo di Alzheimer è arricchito da oleocantale, l’efficacia antitossica e immunologia di questo composto può portare ad un trattamento utile per una malattia oggi incurabile. Solo futuri studi clinici potranno però fornirci questa certezza.”

La ricerca sarà pubblicata sul numero in uscita il 15 ottobre della rivista “Toxicology and Applied Pharmacology”.
di Alberto Grimelli


03 Ottobre 2009 TN 34 Anno 7


L'Extravergine di Sicilia conquista 9 polifenoli
Uno studio dell'Università di Messina sugli oli d'oliva prodotti nell'lsola
ha individuato nuove sostanze dalle proprietà antiossidanti e antitumorali

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COMPOSTI FENOLICI E ATTIVITA’ ANTIOSSIDANTE DELL’OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA ITALIANO “MONTI IBLEI”


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