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Innovazione


Innovazione


La potenzialità dell’olio extra vergine di oliva di prevenire alcune malattie è direttamente proporzionale al concetto di qualità del prodotto.
Consumatori italiani più attenti alla qualità. Acquistano sempre più extra vergine, che rappresenta il 72% del fatturato per la GDO contro il 13% di quello dell’olio di oliva; mentre sale al 12% la quota del marchio “100% italiano”.

Un segnale che denota una crescita culturale dei consumatori che associano alla categoria dell’extra vergine il concetto del prodotto di qualità, che piace sempre di più anche perché interessati alla propria salute.

Numerosi studi epidemiologici hanno mostrato che il consumo di olio d’oliva è associato ad un ridotto rischio di contrarre alcune patologie cronico-degenerative come le malattie cardiovascolari e i tumori. I fenoli secoiridoi, peculiari composti di questo alimento, possono essere alla base dei meccanismi di chemioprevenzione esercitati dall’olio d’oliva sui tumori. Recenti studi confermano tali proprietà preventive anche in modelli animali di cancerogenesi. Si può pertanto suggerire che l’uso regolare di un buon olio extravergine di oliva ricco di composti fenolici può prevenire l’insorgenza di alcune neoplasie maligne nell’uomo.

E’ quanto emerge, e ribadito, dai lavori dell’incontro salute e prevenzione. Nuove frontiere per l’extra vergine promosso a Chieti da Coldiretti – Fondazione Campagna Amica e Lega italiana per la lotta contro i tumori con la collaborazione di Unaprol. La cui collaborazione viene esaltata dal prodotto olio extra vergine di oliva adottato dalla LILT come prodotto testimonial e simbolo della lotta ai tumori.

Principe della dieta mediterranea ed elisir di lunga vita, la potenzialità dell’olio extra vergine di oliva di prevenire alcune malattie è direttamente proporzionale al concetto di qualità del prodotto. Più alta la concentrazione di polifenoli più marcata la sua capacità di svolgere un’azione antiossidante.

Lo Stress ossidativo (SO), che si genera nel nostro organismo quando i processi ossidativi prevalgono sulle capacità antiossidanti, è ritenuto una delle concause più documentate di molte malattie croniche cardiovascolari, cerebrali, endocrine e oncologiche.

Gli studi epidemiologici più recenti (EPIC) confermano l’importanza salutistica in riferimento diretto all’olio extravergine di oliva. La condizione essenziale per il beneficio, tuttavia, è la buona qualità dell’olio extravergine di oliva, la quale deriva da valenze agronomico – climatiche, produttive, di corretto mantenimento ed impiego nella cucina giornaliera.

Gli italiani consumano mediamente 14 chili a testa di olio extra vergine di oliva, ogni anno. Il prodotto di qualità si configura come un alimento funzionale che si assume perlomeno due volte al giorno e che può essere preventivo delle malattie croniche, se è di buona qualità, oppure – all’estremo opposto – essere un alleato di queste, se di cattiva qualità.

L’olio extra vergine di oliva di qualità rappresenta forse il fattore che permette il salto di qualità per un modello alimentare ottimale per una popolazione mediterranea. Ma ci sono aspetti nuovi e non poco sorprendenti. Uno di questi è l’effetto inibitorio sulla crescita dell’Helicobacter Pylori , il batterio responsabile dell’ulcera e la gastrite. Alcuni studi sembrano dimostrare questa azione dell’olio extra vergine di oliva anche se richiedono di ulteriore conferma. Questi effetti benefici sono maggiormente espressi dall’olio novello in quanto la presenza di polifenoli è decisamente più abbondante. Consumare un buon extra vergine aiuta a vivere meglio.


SETTIMANA NAZIONALE PER LA PREVENZIONE ONCOLOGICA

16-24 marzo 2013
prevenzioneDal 16 al 24 marzo di terrà la XII edizione della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica, uno dei principali appuntamenti della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori per informare correttamente, sensibilizzare e rendere tutti consapevoli che la Prevenzione rappresenta l’arma vincente contro i tumori.
Scienza e medicina sono concordi nell’affermare che più di un terzo dei tumori non si svilupperebbe se mangiassimo in modo diverso.
Una sana e corretta alimentazione è infatti un alleato indispensabile per la nostra salute. Come la “nostra” dieta mediterranea celebre per le sue virtù salutari, perché comprende molta frutta fresca, verdura e cereali, pesce, poca carne, e soprattutto l’olio extravergine di oliva, noto per le sue qualità protettive nei confronti di vari tipi di tumore (in particolare dell’apparato digerente e del carcinoma della mammella). Per questo la bottiglia d’olio extravergine d’oliva è stato eletto testimonial storico della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica della LILT.

Occorre che ognuno di noi si alimenti in modo sano e segua semplici regole, facili azioni comportamentali che aiutino a ridurre il rischio di sviluppare la malattia: praticare un’attività fisica regolare, non fumare, ridurre il consumo di alcol. Se tutti adottassimo questi corretti stili di vita, si raggiungerebbe in tempi brevi una guaribilità complessiva dal tumore di oltre l’80 per cento.

Dal 16 al 24 marzo i volontari della LILT si mobiliteranno per essere presenti nelle maggiori piazze italiane e offrire la bottiglia di olio extravergine di oliva – in cambio di un modesto contributo a sostegno delle attività promosse dalla LILT e delle dotazioni di apparecchiature diagnostiche – accompagnata ad un utile opuscolo ricco di informazioni sui corretti stili di vita con consigli e ricette di importanti chef nazionali.

Circa 400 punti Prevenzione (Ambulatori) LILT resteranno aperti, con medici, operatori sanitari e volontari che saranno a disposizione di tutti per offrire quei servizi che, da oltre 90 anni, caratterizzano la LILT nella lotta ai tumori.

Quest’anno in occasione della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica, a fianco della LILT scende in campo la Fondazione Campagna Amica che rappresenta da sempre un punto di riferimento per la valorizzazione dei prodotti dell’agricoltura italiana, garantendone la loro genuinità freschezza e qualità. Presso i Mercati Campagna Amica di tutta Italia, si offrirà ai cittadini, con la bottiglia d’olio extravergine d’oliva, i prodotti della nostra agricoltura. Un modo concreto per diffondere il messaggio per una sana e corretta alimentazione.


L’extra vergine induce una risposta genica per proteggere il nostro corpo.

Una ricerca spagnola sembra indicare che un olio ad alto contenuto di polifenoli protegge meglio le nostre arterie. Ecco perchè amaro e piccante fa bene alla salute

di R. T.
E’ noto ormai da molto tempo che l’olio d’oliva aumenterebbe il colesterolo buono, noto come HDL, mentre farebbe decrescere quello cattivo, ovvero l’LDL.
La capacità del colesterolo HDL di scacciare l’LDL dalle pareti dei vasi sanguigni dipende direttamente dalla velocità con cui questo può essere trasportato dalle arterie al fegato, dove l’LDL può essere metabolizzato, rendendolo innocuo.
La velocità con cui avviene questo trasporto viene tecnicamente definita velocità di eflusso. Maggiore è questa velocità e maggiore sarà il grado di protezione delle nostre arterie e più in generale del nostro sistema cardiovascolare.
Ma da cosa dipende la velocità di eflusso?

Qui entra in gioco uno studio dell’Hospital del Mar di Barcellona che ha indagato specificatamente sulla capacità dei polifenoli dell’olio di influenzare questo parametro.
Alcuni pazienti, 13 in tutto, già affetti da ipertensione, sono stati divisi in due gruppi. Al primo sono stati somministrati giornalmente 30 ml (2 cucchiai) di olio extra vergine d’oliva ad alto contenuto di polifenoli, mentre al secondo gruppo ne sarebbe stato somministrato eguale quantità ma a medio-basso contenuto di polifenoli.

L’alto contenuto di polifenoli viene inteso come un prodotto di elevata qualità, artigianale, mentre quello a medio-basso contenuto di polifenoli sarà un prodotto standard, commerciale.

Lo studio ha dimostrato che i pazienti a cui è stato somministrato extra vergine ad alto contenuto di polifenoli avevano una risposta genica aumentata per acuni geni coinvolti, appunto, nella velocità di eflusso del colesterolo HDL.
Si spiega dunque, oltre alla protezione anti-infiammatoria e al contrasto contro i radicali liberi, la ragione per cui un extra vergine ad alto contenuto di polifenoli avrebbe maggiore efficacia nel proteggere il nostro sistema cardiocircolatorio, riducendo il numero di placche nelle arterie.


L’olio extra vergine d’oliva è utile ai diabetici.

Grazie agli acidi grassi monoinsaturi consente di ridurre di un terzo l’accumulo di grasso nel fegato. Gli effetti positivi iniziano ad avvertirsi già dopo otto settimane

L’olio extra vergine d’oliva riduce il rischio di diabete di tipo 2.
A dirlo una ricerca dell’Università Federico II di Napoli. Il lavoro è stato presentato durante il Congresso della Società europea per lo studio del diabete (Easd), svoltosi a Berlino.

L’equipe ha coinvolto 45 pazienti con diabete di tipo 2, con un buon controllo glicemico, sottoponendoli per otto settimane a quattro tipi diversi di intervento: un gruppo ha seguito una dieta ricca di carboidrati e fibre con un basso indice glicemico; il secondo ha aggiunto a questo regime alimentare l’esercizio fisico di lieve intensità, due volte a settimana.

Per il terzo gruppo è stata scelta un’alimentazione ricca di acidi grassi monoinsaturi preferendo il consumo di olio d’oliva a quello di pane e pasta; infine, il quarto gruppo ha affiancato a questa dieta l’attività fisica di grado lieve.

Secondo la ricerca gli acidi grassi monoinsaturi da soli o in associazione con l’esercizio fisico, riducono l’accumulo di grassi del 24-30%, mentre i regimi alimentari con molte fibre diminuiscono il grasso del fegato dal 4 al 6%, da soli o associando il movimento fisico.

“L’effetto sul grasso nel fegato è stato consistente – commenta Angela Rivellese, responsabile dello studio – Gli acidi grassi monoinsaturi sono perciò estremamente utili per i diabetici, che vanno incontro a steatosi epatica nell’80% dei casi: la steatosi infatti è correlata all’insulino-resistenza, può essere coinvolta nell’insorgenza e nella progressione del diabete, e può avere altre conseguenze deleterie sulla salute”.

Gli acidi grassi monoinsaturi, di cui è ricco l’olio d’oliva, ma anche mandorle, nocciole e pistacchi, “probabilmente funzionano perché promuovono il consumo di grassi nel fegato”, afferma Rivellese, che raccomanda ai pazienti con diabete di tipo 2 “4-5 cucchiai di olio d’oliva al giorno come condimento, all’interno di una dieta con il giusto numero di calorie. Non eccedere e mantenere il giusto peso corporeo rimane l’obiettivo principale della sana alimentazione


Poco olio, tanti carotenoidi. I benefici dell’olio d’oliva si estendono sempre più.

Condimenti con un elevato tenore di acidi grassi monoinsaturi hanno la capacità di far assimilare molti più carotenoidi, a parità di olio ingerito

La Iowa State e la Ohio Stata University hanno condotto uno studio, finanziato dal Diperatimento dell’agricoltura americano, per capire come i grassi possano influenzare l’assorbimento di carotenoidi dalle verdure.
Una ricerca importante in quanto i carotenoidi, in particolare luteina, licopene, beta-carotene e zeaxantina, sono associati con un minor rischio per malattie cardiovascolari, cancro e degenerazione maculare.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Nutrition & Food Research, ha visto coinvolte 29 persone a cui è stata somministrata una diversa dieta.
Le insalate sono infatti state condite con: burro, come fonte di grasso saturo, olio di colza, come fonte di grasso monoinsaturo e olio di mais, come un grasso polinsaturo. Tre i livelli di condimento: 3, 8 o 20 grammi.
I risultati hanno mostrato che già alla dose più bassa, 3 grammi, l’olio di grassi monoinsaturi riusciva a far assorbire la maggiore quantità di carotenoidi. Il burro riusciva ad ottenere lo stesso effetto solo a 8 grammi, mentre l’olio di mais aveva necessità di 20 grammi.
“Se si vuole utilizzare di più frutta e verdura, è necessario abbinarle correttamente con i condimenti a base di grassi – ha detto Mario Ferruzzi, autore principale dello studio e professore associato di scienza dell’alimentazione alla Purdue University – senza condire un’insalata, vi è una riduzione di calorie, ma si perdono alcuni dei benefici salutistici delle verdure”.
Bontà loro i ricercatori hanno riconosciuto che anche l’extra vergine è un olio ricco di grassi monoinsaturi. Condire l’insalata con l’olio di oliva ci permette dunque di assorbire tutti i nutrienti della lattuga senza appesantire eccessivamente l’organismo con dosi eccessive di grassi.


Sarà l’olio extra vergine d’oliva a sconfiggere l’Aids? L’Ue ci scommette

Una molecola antiossidante presente nell’olio riduce la capacità del virus di infettare i linfociti nella mucosa. L’efficienza in vitro sarebbe del 100%. Si abbatterebbero così significativamente i rischi di infezione a trasmissione sessuale

Entro cinque anni potrebbe essere in commercio un farmaco capace di proteggere dalla trasmissione per via sessuale dell’HIV. E’ la scommessa lanciata lo scorso 10 luglio da Josè Alcamí dell’Istituto Superiore di Sanità Carlos III di Madrid.
La scoperta è effettivamente molto importante perchè consentirebbe di salvaguardare milioni di vite. Basti pensare che ogni anno si verificano nell’Africa sub-sahariana 3 milioni di infezioni da HIV.
Il progetto, selezionato tra oltre un centinaio pervenuti all’Ue, riceverà 1,8 milioni di euro nei prossimi due anni. Questi studi permetteranno di approfondire le esperienze in vitro già effettuate ma anche di comprendere i meccanismi di inibizione che sarebbero all’origine della protezione dall’infezione, così da poter studiare un farmaco da commercializzare in tempi rapidi.
Alle già note proprietà antiossidanti dell’idrossitorosolo se ne aggiunge così un’ulteriore. Questo fenolo secoiridoide avrebbe infatti mostrato, in vitro, la capacità di inibire la replicazione del virus con un’efficienza del 100%. La sua capacità antinfiammatoria, oltretutto, ridurrebbe le irritazioni locali e quindi le possibilità di infezione della mucosa.
L’idrossitirosolo potrebbe essere quindi utile per lo sviluppo di gel antivirale e antinfiammatorio che potrebbe prevenire l’infezione da HIV. Secondo Alcamí, i risultati preclinici sono molto incoraggianti, essendo dimostrata la capacità antivirale ed antinfiammatoria in vitro e anche in topi umanizzati. I finanziamenti europei serviranno a iniziare la “fase due” sui macachi al fine di determinare l’esatto meccanismo d’azione e grado di protezione.
Si avranno risultati completi in due anni, ma ci si aspetta di avere i risultati preliminari entro un anno.
Una società spagnola sta collaborando alla ricerca, per la sintesi chimica e l’ottenimento del grado di purezza necessario, e conta, oltre di poter presto brevettare la scoperta, anche di immettere in commercio il farmaco nel giro di cinque anni.
In questo senso, Josè Alcamí ha già contattato alcune ONG e governi africani per avviare test clinici sull’uomo. Nelle popolazioni africane, dove l’HIV e l’AIDS sono una devastante epidemia che colpisce oltre il 20% della popolazione adulta, la donna avrà la possibilità di essere adeguatamente protetta con un unico sistema di profilassi che avrebbe, al contrario dei contraccettivi, maggiori chance di essere culturalmente accettato.
Un problema però non solo africano. In Spagna, come in Italia, sono 3500 circa, le nuove infezioni da HIV ogni anno, soprattutto tra i giovani.
La sperimentazione ha coinvolto, oltre ai ricercatori spagnoli, una dozzina di ricercatori presso l’Atomic Energy Research Hospital di Parigi e il San Raffaele di Milano


Olio e cuore, alleati per la vita

Gli effetti di dosi giornaliere standard con differenti dosaggi di polifenoli, sul danno ossidativo di lipidi e LDL colesterolo e sul profilo lipidico. Lo studio Euro Olive ne rilancia il consumo
di Gianluigi Pagano

Agli inizi di febbraio c’era la possibilità di assistere a una importante manifestazione organizzata dagli olivicltori del Cno, ma non è stato possibile. Si trattatva della valorizzazione dell’olio extra vergine di oliva, una intenzione nobile, tanto più che faceva perno sulla valenza salutistica e nutrizionale degli oli ricavati dall’oliva.

La conferenza prevista a Roma non si era potuta svolgere per l’impossibilità da parte del professor Gaddi di recarsi da Bologna a Roma. Succede, purtroppo. E così ora, in attesa di organizzare nuovamente l’incontro, si è tenuta una conferenza virtuale, intervistando e mettendo in rete e su Youtube le dichiarazioni del Presidente del CNO, Gennaro Sicolo, che ha ricordato l’aumento di produzione e soprattutto di consumo verificatosi negli ultimi anni, specialmente nei paesi non produttori, in cui il consumo è aumentato negli ultimi 10 anni del 68%.

Ciò non deve invitare, ha detto il Presidente, a facili ottimismi, anzi deve obbligarci ad un’attenta vigilanza per impedire che produttori senza scrupoli facciano passare per olio italiano di qualità ciò che tale non è.

Sicolo non ha negato il problema, “che danneggia in egual misura – ha detto – i consumatori e i produttori onesti, ma i consumatori debbono abituarsi rivolgersi a produttori controllati e certificati da Enti seri, senza badare solo al risparmio per un prodotto così prezioso per la salute come l’olio extra vergine di oliva”.

Il prof. Antonio Gaddi, Direttore del Centro per lo Studio dell’Aterosclerosi e delle Malattie Dismetaboliche “GC Descovich” dell’Università di Bologna, insieme con Danilo Benedetto, esperto in metabolismo dei lipidi e delle lipoproteine nell’anziano, hanno ricordato che l’olio di oliva, principale fonte di grassi della dieta mediterranea, ha un ruolo riconosciuto nella riduzione del rischio cardiovascolare, che deriva sia dalla sua ricchezza in acido oleico, acido grasso monoinsaturo, sia da fattori fotochimici e acidi grassi, ma soprattutto dalla presenza dei polifenoli, come ha dimostrato lo studio EUROlive,.

Questa ricerca si è proposta infatti la valutazione degli effetti di dosi giornaliere standard di olio di oliva, con differenti dosaggi di polifenoli, sul danno ossidativo di lipidi e LDL colesterolo e sul profilo lipidico.

Gli effetti della assunzione di olio di oliva con concentrazioni variabili di polifenoli, riscontrati su 200 soggetti volontari, sani, di sesso maschile, provenienti da 6 città europee (Barcellona 32; Copenaghen 33, Kuopio, 31, Bologna 31, Postdam 40, Berlino 34) sono stati infatti:

– incremento proporzionale alla concentrazione del HDL colesterolo;
– riduzione proporzionale dell’indice colesterolo totale/HDL colesterolo totale al crescere della concentrazione in polifenoli;
– riduzione del livello di trigliceridi;
– riduzione, proporzionale all’aumento di concentrazione di polifenoli, dei markers di stress
ossidativi.

Non sono stati riportati eventi avversi relativi alla assunzione di olio di oliva; si è invece dimostrato che una dose giornaliera di 25 ml. di olio di oliva riduce i fattori di rischio dei lipidi circolanti e aumenta l’attività antiossidante del glutatione, che rappresenta la maggior protezione della cellula nei confronti dello stress ossidativo.

Inoltre, il consumo giornaliero di olio con medio ed alto contenuto in polifenoli riduce il danno

ossidativo dei lipidi e, soprattutto apporta notevoli benefici legati all’aumento di colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo buono).

Per una corretta prevenzione del rischio cardiovascolare, accanto ad un richiamo a stili di vita corretti che prevedano la cessazione del fumo, un’ attività fisica aerobica regolare ed un’alimentazione ricca di frutta e verdura e povera di zuccheri, grassi animali come previsto dalla Dieta Mediterranea, va dunque raccomandata anche un’assunzione regolare di 25 ml. giornalieri di olio di oliva di buona qualità, in particolare nei soggetti ad alto rischio cardiovascolare.

Ciò ha portato l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ad affermare che questa indicazione vale per tutta la popolazione.

Questo raccomanda la scienza medica, non meno che il gusto, per una volta in perfetto accordo.


Gli oli di oliva? Prevengono le malattie infantili

Ruolo di primo piano per gli extra vergini, soprattutto per via della qualità dei grassi. Secondo diversi studiosi, tra cui il pediatra e neonatologo Giuseppe Caramia, rappresentano un solido presidio di medicina preventiva
“Gli acidi grassi polinsaturi essenziali sono contenuti nell’extra vergine d’oliva in proporzioni percentuali simili a quelle del latte materno” ha dichiarato il Professor Giuseppe Caramia, Primario Emerito di Pediatria e Neonatologia. “Con i numerosi costituenti minori, quali squalene, fenoli, polifenoli, tocoferoli, clorofilla e le diverse vitamine (A, D, E, K) influisce in maniera determinante sul benessere del bambino. Ecco perché, ha aggiunto, l’elemento basilare della dieta mediterranea è considerato un alimento nutraceutico, il miglior regalo che possiamo offrire al nostro organismo per godere di una buona salute e renderci, con gli alimenti, la vita gustosa e piacevole” ha concluso.

Ovviamente non tutti gli oli sono uguali. Per beneficiare dell’apporto salutistico dell’olio extra vergine d’oliva, è necessario acquistare una bottiglia tracciata che ne garantisca la qualità. “Il Consorzio di Garanzia dell’Olio Extra Vergine di Oliva di Qualità (CEQ) è impegnato sin dalla sua nascita in una battaglia sul controllo della qualità dell’olio” ha dichiarato Elia Fiorillo, Presidente del Consorzio di Garanzia. “I nostri soci rispettano linee guida che fissano standard molto restrittivi sui diversi passaggi della produzione. La nostra battaglia è prima di tutto culturale: da un lato è infatti necessario che le persone conoscano le proprietà nutrizionali dell’olio, di modo che possano avvantaggiarsene; dall’altro è decisivo che tali proprietà vengano preservate attraverso controlli scrupolosi”.

Il professor Caramia ha inoltre ricordato che anche la FDA americana riconosce le caratteristiche salutiste dell’olio extra vergine di oliva, consigliandone un uso quotidiano di due cucchiai da tavola (23g). Secondo gli esperti infatti, l’olio di oliva è utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Il Consorzio da anni porta avanti una battaglia finalizzata alla realizzazione di un prodotto di categoria superiore. I soci, appartenenti alle diverse categorie della filiera olivicola, rispettano le linee guida definite dal Consorzio, che assicurano la qualità attraverso standard molto restrittivi. Tutti i passaggi, che vanno dalla produzione al confezionamento e alla esposizione nella distribuzione, sono fondamentali per la garantire un olio di alta qualità. Se ben conservato, infatti, l’olio extra vergine si difende bene dal fisiologico processo di ossidazione e mantiene intatte le sue proprietà nutrizionali e salutiste, il suo vero valore aggiunto.


Extra vergine contro il rischio di ictus

La ricerca Francese si basa su uno studio epidemiologico su 8000 pazienti in tre diverse città. Persone che sono state clinicamente seguite per cinque anni
di Ernesto Vania
L’olio d’oliva sembra essere in gradi di prevenire l’ictus nelle persone anziane, ovvero negli over 65 anni.
E’ il risultato di uno studio condotto in Francia e, precisamente, presso l’Università di Bordeaux e l’Istituto nazionale della sanità e ricerca medica (INSERM) di Bordeaux,
La ricerca, pubblicata su Neurology (rivista ufficiale dell’American Academy of Neurology), ha preso in esame i dati clinici relativi a 7625 persone di almeno 65 anni abitanti in tre città francesi. I partecipanti non avevano alcun precedente di ictus ed erano in buona salute.
I pazienti sono stati divisi in tre categorie di consumo: nulla, moderata ed intensa.
La categoria “nulla” interessava quei soggetti che non usavano extra vergine d’oliva; la categoria “moderata” si usava quando l’olio veniva impiegato come condimento. Infine, la categoria “intensa” si applicava a quelle situazioni dove l’olio si usava quasi sempre e comunque.
La dottoressa Samieri e colleghi hanno così riscontrato come i volontari che usavano l’olio extravergine di oliva come condimento o più frequentemente (categorie moderata ed intensa) vedevano il pericolo ictus calare del 41% rispetto a quelli che non lo utilizzavano (categoria nulla).
Tali riscontri sono stati eseguiti al netto di elementi come attività fisica, indice di massa corporea e altri fattori di rischio di ictus.
di Ernesto Vania
pubblicato in Tracce > Salute
il 18 Giugno 2011 TN n. 24 Anno 9


OLIO EXTRAVERGINE & SALUTE

L’adozione di corretti stili di vita è presupposto essenziale per mantenere un buon stato di salute inteso come stato di benessere psico-fisico in un determinato contesto sociale. Assistiamo ad un progressivo incremento delle patologie correlate alla società del benessere quali il sovrappeso corporeo, obesità, aterosclerosi, diabete, malattie neurodegenerative. Il 23% dei bambini italiani è in sovrappeso, il 12% è obeso. Questa realtà si contrappone alla carenza nutrizionale di altri paesi in un contesto globale caratterizzato da un progressivo impoverimento delle risorse del suolo.

La consapevolezza di assumere un corretto modello alimentare, ampiamente suffragato da numerosi dati scientifici, è un necessario piano di intervento da adottare fin dai primi anni di età, al fine di costruire una cultura alimentare orientata verso il consumo di alimenti ad alto valore funzionale.

L’olio extravergine di oliva rappresenta per le sue proprietà organolettiche e nutraceutiche un alimento ad alto valore salutistico. E’ stato rilevato da ormai numerosi studi che i suoi componenti svolgono numerose azioni su funzioni biologiche con un’azione di prevenzione nell’insorgenza di varie patologie in particolare le malattie cardiovascolari, neoplastiche e neuro-degenerative.

Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari le evidenze scientifiche indicano come l’olio extravergine di oliva sia in grado di modulare numerosi parametri coinvolti nel processo aterotrombotico. I composti fenolici presenti nell’olio extravergine di oliva, in particolare l’idrossitirosolo, sono in grado di ridurre la produzione di sostanze pro-infiammatorie e l’aggregazione piastrinica che sono elementi peculiari della formazione del trombo che può occludere il vaso parzialmente o totalmente con conseguente ischemia e necrosi dell’organo irrorato. A queste azioni biologiche si somma la spiccata attività antiossidante svolta da queste sostanze verso varie strutture molecolari: essendo sostanze lipofile entrano all’interno della cellula e sono in grado di interagire con le sostanze ossidanti implicate nei processi che concorrono all’ossidazione delle macromolecole biologiche come i lipidi, le proteine, il DNA, recettori che svolgono un ruolo centrale nella patogenesi delle malattie aterosclerotiche, cancro, diabete, invecchiamento. Dall’analisi di alcuni lavori sperimentali effettuati su colture cellulari trattate con polifenoli si possono trarre delle indicazioni: esiste una selettività del fenolo verso il substrato, cioè agiscono in modo diverso a seconda della struttura, modeste variazioni strutturali possono determinare risposte diverse, un’altra osservazione è l’aumento della trascrizione di alcuni geni implicati nella sintesi di sistemi enzimatici capaci di contrastare il processo ossidativo.

Queste osservazioni accanto alla complessità di individuare la biodisponibilità e la distribuzione di queste sostanze nei vari tessuti, inducono ad approfondire le conoscenze per arrivare presto ad un impiego applicativo.

Per quanto riguarda i tumori, gli studi di correlazione geografica che analizzano le abitudini alimentari in relazione alla distribuzione in un territorio (esiste una certa complessità nel condurre degli studi in vivo, per ragioni di tipo etico) hanno evidenziato una riduzione di incidenza di mortalità per i principali tipi di tumore (mammella, colon, prostata, utero) nei paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia ove l’olio di oliva è la principale fonte di grassi rispetto ai paesi del Nord Europa.

C’è una stretta correlazione tra dieta e cancro, cioè la dieta è in grado di modulare una maggiore o minore cancerogenesi: in particolare l’elevato consumo di grassi saturi promuove lo sviluppo di alcuni tipi di tumore negli animali da esperimento mentre una dieta contenente acidi grassi monoinsaturi, come l’acido oleico, non ha alcuna influenza sul processo tumorale. Gli studi di laboratorio stanno verificando le proprietà antitumorali dei componenti minori dell’olio extravergine di oliva, in particolare i meccanismi attraverso i quali svolgono attività di prevenzione dei danni ossidativi del DNA, riduzione dell’espressione di oncogeni, azione antiproliferativa tumorale e capacità di indurre l’apoptosi (morte cellulare programmata) delle cellule neoplastiche.

Anche per quanto riguarda le malattie neurodegenerative vi sono interessanti prospettive soprattutto perché l’invecchiamento della popolazione è correlato ad una maggiore incidenza di comparsa di malattia di Alzheimer, demenza vascolare, morbo di Parkinson.

L’elevato apporto di acidi grassi monoinsaturi associato all’azione dei polifenoli, come si può realizzare con l’assunzione di olio di oliva, è associato ad una riduzione del declino cognitivo, effetto legato al ruolo degli acidi grassi nel mantenere l’integrità strutturale delle membrane dei neuroni ed all’azione antiossidante dei polifenoli verso i radicali liberi dell’ossigeno, composti altamente instabili che si legano alle strutture della cellula nervosa alterandola. Recentemente uno studio condotto a Francoforte ha dimostrato proprietà neuroprotettive dell’idrossitirosolo contenuto nell’olio extravergine di oliva e nelle acque reflue del frantoio. I ricercatori hanno condotto questo studio prima in vitro, aggiungendo a colture cellulari di cervello di topi un estratto di oliva ricco di idrossitirosolo. Poi hanno sottoposto le cellule ad uno stress ossidativi (ioni ferro): le cellule trattate con idrossitirosolo reagivano meglio all’insulto (minore riduzione dell’ATP). Hanno condotto la prova anche in vivo sottoponendo i topi ad un’alimentazione per 12 giorni contenente le acque reflue del frantoio. Anche qui hanno rilevato una maggiore resistenza delle cellule nervose allo stress ossidativi.

L’ assunzione di un olio extravergine di oliva di qualità induce un rafforzamento delle strutture cellulari inteso come capacità di resistere ai danni ossidativi indotti dai radicali liberi dell’ossigeno.

Vi sono altri settori di ricerca che individuano nei componenti naturali dell’olio extravergine di oliva delle funzioni biologiche utili nella prevenzione del diabete, osteoporosi, malattie dermatologiche ecc… che verranno approfondite nelle varie sezioni.

Sono quindi molteplici gli aspetti benefici. Molte conoscenze sono note, altre devono essere sviluppate. Non dobbiamo però dimenticare che l’olio extravergine di oliva non è un farmaco, è un alimento funzionale, cioè dotato di alto valore nutrizionale e salutistico che rappresenta comunque un caposaldo della dieta mediterranea in grado di esplicare proprietà benefiche sia a livello di protezione sia di riduzione dei sintomi legati a certe malattie.

Fonte: Olio e Salute


Assorbimento e movimento degli elementi minerali nell’olivo
Cosa accade se vi è troppa acqua nel terreno? Quale la dinamica di azoto e potassio dopo un anno di carica? Occorre conoscere le risposte per produrre quantità e qualità

di Alberto Grimelli

L’olivo è una pianta rustica ma in alcune condizioni può faticare anch’essa.
Per capire come e quando è necessario sapere che la maggior parte dei nutrienti vengono assorbiti solo nei primi 2,5 millimetri della radice e avviene in maniera oscillatoria, seguendo due differenti dinamiche, una attiva e una passiva che si alternano.
L’assorbimento passivo, tramite canali ionici, sarebbe però possibile solo in presenza di adeguate concentrazioni di nutrienti vicino alla radice assorbente, quindi, nel caso di carenze nutrizionali, i suoi effetti si manifesterebbero non solo per il deficit assoluto del componente ma anche perchè l’olivo potrebbe sfruttare, per assorbirlo, soltanto il sistema attivo che è dispendioso sotto il profilo energetico.
Inoltre, la sensibilità dell’olivo all’asfissia radicale è tale da modificare sensibilmente l’approvvigionamento di nutrienti da parte della pianta, perchè una scarsità di ossigeno intorno alle radici provocherebbe il blocco del sistema di assorbimento attivo. Addirittura, secondo esperienze di ricerca, in condizioni di basse concentrazioni di elementi nel terreno e in condizioni di ristagno idrico si potrebbe avere un efflusso netto di nutrienti, in particolare potassio, dalla pianta per disperdersi nel terreno.
Il terreno, dunque, non è un mezzo inerte e occorre, anche qualora si effettuino regolari fertilizzazioni fogliari, a monitorare e, se necessario, ristabilire la fertilità del terreno per prevenire problemi e scompensi nutrizionali.

Al fine, però, di regolare le fertilizzazioni con i vari mezzi che ci vengono offerti oggi (concimazioni al suolo, fertirrigazione, fertilizzazioni fogliari) è bene anche considerare i movimenti degli elementi minerali all’interno della pianta e in particolare in quegli organi, come le foglie, che fungono tanto da accumulatori di nutrienti, anche detti sources (sorgenti) quanto da consumatori, anche detti pozzi (sink).

Le foglie giovani, per le prime settimane, sono certamente sink ma la tendenza all’accumulo di elementi minerali cessa nella fase di indurimento del nocciolo. Si può assistere in questa fase fenologica ad una contrazione del contenuto in azoto e fosforo che può essere marcato in presenza di un elevato carico di frutti. A fine estate, tuttavia, le foglie ritornano ad accumulare questi elementi minerali, in maniera più accentuata nel caso di un basso carico produttivo, un periodo critico per l’olivo, anche perchè, in questo periodo, si ha l’induzione primaria della gemma, ovvero un primo stimolo affinchè questa vada a frutto e non a legno. Da segnalare come, nelle annate di scarica, il recupero annuale di azoto e fosforo nelle foglie è decisamente più rilevante, per intensità e lunghezza, arrivando anche alla primavera successiva.
Non tutti gli elementi minerali hanno però il comportamento di azoto e fosforo. Infatti calcio, magnesio, manganese e ferro non traslocano ma si accumulano soltanto nelle foglie.
L’elemento più mobile è certamente il potassio, il cui contenuto nelle foglie è funzione della stagione e del carico di frutti. Inoltre, proprio al contenuto di potassio nelle foglie durante la fase fisiologica dell’induzione primaria si conferisce un’elevata influenza sulla produttività dell’anno successivo.

di Alberto Grimelli
19 Febbraio 2011 Teatro Naturale n. 7 Anno 9


L’extra vergine? Fa bene se consumato per colazione
Uno studio condotto presso l’Università di Cordoba e pubblicato sulla rivista BMC Genomics indica la prima mattina come momento ideale per beneficiare delle virtù dell’olio d’oliva

di Ernesto Vania

E’ di circa 7 mesi fa la notizia di uno studio, condotto presso l’Università di Cordoba e diretto dallo spagnolo Francisco Perez-Jimenez, recentemente pubblicato sulla rivista BMC Genomics, che ha preso in esame le proprietà dell’olio d’oliva.

20 pazienti coinvolti nello studio ed affetti da sindrome metabolica, spesso associata ad una maggiore esposizione al rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e diabeti del tipo 2.
I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi:

– 10 pazienti hanno costituito il primo gruppo a cui è stata effettuata la somministrazione, per tutta la durata della sperimentazione, di una colazione a base di fenoli dell’olio d’oliva
– 10 pazienti hanno costituito il gruppo di controllo, a questi è stato somministrato dell’olio ma di altro tipo, come ad esempio quello di semi.

La sperimentazione è durata sei settimane, tra i due gruppi l’unica differenza nel regime alimentare era costituito dalla colazione, mentre per gli altri pasti della giornata la dieta somministrata era uguale.
Per entrambi i gruppi è stata esclusa la possibilità di assumere ogni forma di integrazione alimentare, dai farmaci agli integratori minerali e vitaminici.

Trascorso il periodo di somministrazione è stata effettuata un’indagine di tipo genetico sui due gruppi.
Lo studio ha mostrato che la dieta a base d’olio d’oliva aveva influenza su 98 geni, molti dei quali coinvolti in processi infiammatori. Una dieta ricca di fenoli, quindi, era in grado di abbassare il rischio di stati infiammatori.

di Ernesto Vania
27 Novembre 2010 Teatro Naturale n. 42 Anno 8


In uno studio condotto presso Università tunisine e saudite i composti minori dell’olio d’oliva parrebbero proteggere il fegato dall’azione ossidante di un erbicida
di Marisa Giuliani

Due tema di ricerca dell’Università di Monastir (Tunisia) e del King Saud University (Arabia Saudita) avrebbero dimostrato che l’olio di oliva protegge il fegato contro azioni ossidative sviluppate da un agente esogeno esterno il 2,4 D (noto erbicida).

La ricerca è stata condotta su 80 cavie di laboratorio.
I ricercatori hanno separato i topi in differenti gruppi: un gruppo controllo, un gruppo nutrito con olio d’oliva, un gruppo nutrito con un estratto lipofilo di olio d’oliva, un gruppo nutrito con un estratto idrofilo di olio d’oliva.
Le cavie sono quindi state esposte all’acido 2,4 D, noto erbicida, noto anche per fenomeni ossidativi proprio ai danni dei tessuti epatici e infatti tutti i ratti trattati con l’erbicida ha mostrato segni di danno epatico significativo.

Tuttavia nei due gruppi, quello nutrito con olio d’oliva tal quale e quello con estratto idrofilo, è stata riscontrato un significativo aumento dell’attività degli enzimi antiossidanti e una diminuzione dei marker di danno epatico.

Parlando di risultati, il responsabile di questa ricerca, il Prof Hammami ha dichiarato: “La frazione idrofila dell’olio di oliva sembra essere quella più efficace nel ridurre lo stress ossidativo indotto, il che indica che l’estratto idrofilo può esercitare un effetto diretto antiossidante sulle cellule epatiche.”

Bibliografia:

A. Nakbi, W. Tayeb, A. Grissa, M. Issaoui, S. Dabbou, I. Chargui,M. Ellouz, A. Miled, M. Hammami; “Effects of olive oil and its fractions on oxidative stress and the liver’s fatty acid composition in 2,4-Dichlorophenoxyacetic acid- treated rats”, Published online ahead of print, doi:10.1186/1743-7075-7-80; Nutrition & Metabolism

Authors:
di Marisa Giuliani
30 Ottobre 2010 Teatro Naturale n. 38 Anno


Dodici Credenze da sfatare:

  1. L’ olio extra vergine di oliva è più grasso dell’olio di semi.
    FALSO
    Tutti gli oli contengono la stessa quantità di grasso e apportano 9 K/cal per grammo. L’olio extravergine di oliva non è più calorico di quello di semi, anzi, poiché risulta più saporito e viscoso ne è sufficiente una minor quantità.
  2. L’olio extra vergine di oliva è più pesante e quindi meno digeribile degli oli di semi.
    FALSO
    L’olio extra vergine di oliva è il più digeribile fra gli altri oli e non ha controindicazioni.
  3. L‘olio di semi è l’olio più adatto per la frittura.
    FALSO
    L’olio extravergine di oliva resiste meglio alle alte temperature.
  4. La padella è un tegame adatto per friggere.
    FALSO
    La forma larga e bassa del recipiente fa si che l’olio contenuto abbia un’ampia superficie di contatto con l’aria, ossidandosi rapidamente. E’ preferibile utilizzare un recipiente stretto e profondo.
  5. L’olio extra vergine di oliva scaduto è dannoso per la salute.
    FALSO
    Non è dannoso, presenta caratteristiche nutrizionali inferiori e può presentare caratteristiche organolettiche non gradevoli.
  6. Le bottiglie di vetro trasparente sono i contenitori più adatti per la conservazione dell’olio.
    FALSO
    Le bottiglie di vetro scure, i contenitori di alluminio o a banda stagnata o di acciaio inox sono i più adatti in quanto l’olio è protetto dalla luce che catalizza l’ossidazione molto rapidamente.
  7. Qualsiasi ambiente è adatto per la conservazione dell’olio extra vergine di oliva.
    FALSO
    La conservazione deve avvenire in ambienti a temperatura costante (+ 15/18 °C, al buio, evitandola vicinanza di sostanze facilmente assorbibili dall’olio (detersivi profumati, aceto, salumi, ecc.),. Le confezioni utilizzate durante l’uso quotidiano, vanno tenute lontane da fonti di calore, rinchiuse con cura.
  8. La qualità dell’olio extra vergine di oliva è determinata esclusivamente da fattori naturali.
    FALSO
    I fattori identificabili con le pratiche colturali dell’olivo e la conservazione delle olive prima della molitura , influiscono in maniera determinante sulle caratteristiche dell’olio, per cui la qualità nasce dal campo, e viene preservata in frantoio.
  9. Un olio extra vergine di oliva di qualità è anche tipico.
    FALSO
    E’ tipico solo se possiede delle caratteristiche organolettiche (sapore, odore, colore) peculiari, derivanti essenzialmente dall’ambiente geografico e dalle caratteristiche varietali da cui trae origine.
  10. L’Amaro è una caratteristica sensoriale negativa dell’olio extra vergine di oliva.
    FALSO
    E’ un sapore caratteristico dell’olio ottenuto da olive prevalentemente verdi appena invaiate, quindi è un carattere positivo.
  11. Il Piccante è una caratteristica sensoriale negativa dell’olio extra vergine di oliva.
    FALSO
    E’ una sensazione pungente caratteristica degli oli ottenuti all’inizio della campagna e da olive ancora verdi, quindi è un carattere positivo.
  12. L’Acidità dell’olio extra vergine di oliva viene percepito con il gusto.
    FALSO
    Non è percepibile a livello gustativo, ma solo attraverso un’analisi chimica e rappresenta la percentuale di acido oleico libera.

Ringraziamo il Dott. Benedetto Orlandi per il prezioso contributo e auspichiamo che sempre più si voglia istruire il consumatore per aiutarlo ad acquistare con serenità e maggiore consapevolezza.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com


L’extra vergine d’oliva interviene direttamente sul DNA
I biofenoli dell’olio di oliva riescono a modificare l’espressione dei geni collegati all’aterosclerosi

di R. T.
I polifenoli contenuti nell’olio extravergine di oliva potrebbe contribuire a modificare l’espressione di alcuni geni collegati all’aterosclerosi.

Si tratta di una scoperta interessante, spiega la studiosa Maria Isabel Covas dell’Institut Municipal d’Investigacio Medica di Barcellona, perché “conoscere quali geni possono essere modulati attraverso l’alimentazione potrebbe aiutare le persone a selezionare correttamente gli alimenti più adatti a loro”.

Gli studiosi hanno arruolato tre gruppi di volontari in buona salute. Il primo ha seguito una tradizionale dieta mediterranea con olio extravergine ricco di polifenoli, il secondo ha seguito una dieta mediterranea con un olio a basso contenuto di polifenoli e il terzo gruppo ha seguito la propria abituale alimentazione.

Dopo tre mesi il primo gruppo mostrava una minore attività dei geni collegati all’aterosclerosi nelle cellule mononucleari del sangue periferico, inoltre in questo gruppo i polifenoli mostravano di avere un grande impatto sull’espressione dei geni che influenzano le malattie coronariche.

Non solo, il consumo di olio extravergine nell’ambito di una dieta mediterranea mostrava anche di avere un positivo effetto sull’ossidazione del DNA, sull’insulino-resistenza, sull’infiammazione e sulla carcinogenesi.

Bibliografia:

Valentini Konstantinidou, Maria-Isabel Covas, Daniel Muñoz-Aguayo, Olha Khymenets, Rafael de la Torre, Guillermo Saez, Maria del Carmen Tormos, Estefania Toledo, Amelia Marti, Valentina Ruiz-Gutiérrez, Maria Victoria Ruiz Mendez, and Montserrat Fito, “In vivo nutrigenomic effects of virgin olive oil polyphenols within the frame of the Mediterranean diet: a randomized controlled trial”, FASEB J. 2010 24: 2546-2557, published online as doi:10.1096/fj.09-148452

di R. T.
17 Luglio 2010 Teatro Naturale n. 28 Anno 7


L’olio extra vergine di oliva? Buono anche per prevenire la colite ulcerosa

In tanti parlano ormai, e con convinzione, del ruolo di functional food proprio dell’olio ricavato dalle olive. Alcuni invece si azzardano a definirlo addirittura un prodotto nutraceutico. Certo è che fa bene
di Carlotta Baltini Roversi
Esagerare non ha senso ed è perfino controproducente, come ha più volte sostenuto un grande studioso come il professor Francesco Visioli. Eppure di una cosa si è certi, definire l’olio extra vergine di oliva un alimento funzionale non è poi così fuori dalla realtà. Anzi, è proprio vero che il ricorso all’olio extra vergine di oliva nella propria dieta faccia proprio bene. Non è corretto tuttavia – o per lo meno è imprudente – definirlo un alimento nutraceutico. E’ un azzardo ch’è meglio non fare.

Ciò che è certo è che in tanti ora lo stanno studiando a fondo. Come nel caso dei ricercatori dell’Università di East Anglia, i quali, in occasione della Digestive Disease Week di New Orleans, hanno presentato uno studio dal quale emrge che il ricorso all’olio di oliva faccia bene perché contribuisce a prevenire la colite ulcerosa.

Andrew Hart, in particolare, con alcuni suoii colleghi hanno preso in esame qualcosa come 25 mila persone tra i 40 e i 65 anni abitanti di Norfolk, nel Regno Unito. Tali persone sono state reclutate per scopi scientifici per adesione volontaria. Nessuno tra i partecipanti allo studio aveva una colite ulcerosa e tutti, in particolare, avevano compilato, in un dettagliato diario giornaliero, i cibi consumati.

Nel 2004, 22 partecipanti avevano sviluppato la colite ulcerosa e i ricercatori hanno potuto comparare questi dati con quelli relativi alle abitudini alimentari. Ebbene, è così emerso che le persone che consumavano abitualmente olio d’oliva avevano un 90% di rischio in meno di ammalarsi di colite ulcerosa.

“L’acido oleico pare aiuti a prevenire lo sviluppo della colite ulcerosa bloccando alcuni agenti chimici dell’intestino che aggravano l’infiammazione che è alla base della malattia”. E’ quanto ha riferito Andrew Hart, l’autore della ricerca.

Cosa emerge da tutto ciò? Che due cucchiai di olio extra vergine di oliva al giorno, massimo tre, possono contrubuire a determinare un effetto protettivo per la salute.

di Carlotta Baltini Roversi
08 Maggio 2010 Teatro Naturale n. 18 Anno 8


Ecco un motivo in più per abbracciare la dieta mediterranea e scegliere l’olio extravergine come condimento per i nostri piatti, conciliando gusto e mangiar bene a completo vantaggio della nostra salute:

un team di esperti coordinato da Gary Beauchamp e Paul Breslin del Monell Chemical Senses Center, di Filadelfia, ha trovato nell’olio una nuova molecola, battezzata oleocantale, con le stesse proprietà antinfiammatorie dell’ibuprofene.

Secondo quanto è riportato oggi su Nature l’oleocantale potrebbe essere l’arma segreta che consente all’olio di essere tra gli alimenti più salutari e che fa sì che la dieta mediterranea, di cui l’extravergine è fulcro, sia tanto decantata non solo da gourmet ma anche da medici e nutrizionisti. La scoperta dell’oleocantale si deve alla buona forchetta Beauchamp che, nel corso di un meeting di gastronomia molecolare svoltosi in Sicilia, di fronte a un prelibato piatto condito con l’olio extravergine, ebbe un’intuizione. Qualcosa nell’olio dà in gola un gusto acre, pungente come quello dell’ibuprofene, antinfiammatorio che inibisce gli enzimi Cox 1 e Cox 2. Così l’esperto ha deciso di mettersi sulle tracce della molecola responsabile del pizzicore in gola dato dall’olio, ed ha isolato l’oleocantale. Per dimostrare che fosse questa aldeide l’artefice del gusto pungente dell’extravergine l’esperto ha testato vari tipi di olio dal gusto più o meno forte trovando in proporzione minori o maggiori quantità di oleocantale. Inoltre ricostruendo in laboratorio un “fac-simile” sintetico della molecola ha dimostrato che è capace proprio di conferire lo stesso sapore pungente. In un secondo momento i ricercatori hanno testato l’efficacia dell’oleocantale per vedere se le proprietà organolettiche in comune con l’ibuprofene non nascondessero qualche similitudine nei loro poteri. E così è: infatti l’oleocantale, al pari dell’ibuprofene, inibisce Cox 1 e 2. È plausibile che un consumo regolare di olio d’oliva faccia bene alla salute proprio perché ci espone costantemente agli effetti antinfiammatori dell’oleocantale. Gli esperti infatti ipotizzano che, come l’aspirina, anche l’oleocantale a lungo termine abbia effetti protettivi sul nostro organismo.

Bibliografia. Beauchamp G et al. Ibuprofen-like activity in extra-virgin olive oil enzymes in an inflammation pathway are inhibited by oleocanthal, a component of olive oil. Nature 2005;437


Olio extravergine d’oliva: cardine della dieta mediterranea

Facciamo chiarezza su verità, miti e… falsità. Parla l’esperto

Nella lotta ai grassi assistiamo a una guerra senza esclusione di colpi dove, ora uno ora l’altro, soccombono sempre più numerosi i cibi ritenuti pericolosi per la salute e la dieta.
Ma c’è un “grasso”, vanto della tradizione italiana e cardine della dieta mediterranea, che troppo spesso sostituiamo, senza alcuna ragione, con altri grassi. È l’olio extravergine di oliva.

Come è sempre bene tenere presente, però, non bisogna affidarsi al “sentito dire” e farsi invece forti di notizie e informazioni attendibili e di chiara evidenza scientifica.
Ecco perché ci siamo nuovamente rivolti a un esperto d’eccezione, il Prof. Fabio Galvano – Nutrizionista e Docente di Scienze Dietetiche Applicate presso l’Università di Catania.

Prof. Galvano, possiamo considerare l’Olio extravergine d’oliva come il grasso ideale?
«Ideale è un aggettivo che poco si addice agli alimenti, tuttavia l’olio extravergine d’oliva per le sue peculiarità nutrizionali e organolettiche è probabilmente il migliore tra i grassi che la natura ci fornisce».

Una buona notizia, dunque.
Eppure, spesso, l’olio extravergine d’oliva incontra ancora una certa diffidenza presso il consumatore.
«E’ vero. Purtroppo sull’olio extravergine d’oliva circolano alcune leggende. Ciò è anche dovuto alle vere e proprie campagne di disinformazione che, a partire dagli anni del boom economico, cominciarono a promuovere l’impiego alternativo di grassi industriali più economici quali gli oli di semi e le margarine».

Vogliamo provare a smentire qualche luogo comune sull’olio extravergine d’oliva?
«Iniziamo con la prima accusa: è genericamente definito “pesante”. Non si capisce bene il significato del termine, ma se per “pesante” si intende l’apporto calorico ebbene l’olio extravergine d’oliva apporta, al pari di tutti gli altri grassi, 9 kcal/g.
Solo il burro ha un apporto calorico leggermente inferiore giacché contiene una modesta quantità di acqua. Probabilmente nell’immaginario collettivo l’olio extra vergine d’oliva è divenuto “pesante” solo perché oli di semi e margarina sono stati ingannevolmente definiti come “leggeri” dalla pubblicità».

Eh, il potere della reclame…
Ma, pubblicità a parte, si sente spesso obiettare che non sarebbe adatto alla frittura. È vero?
«Anche questa affermazione è falsa, ma è necessario premettere alcuni concetti. Quando si utilizzano i grassi in cucina bisogna evitare di raggiungere il cosiddetto punto di fumo, ovvero la temperatura alla quale l’olio inizia a fumare».

Perché?
«Perché raggiunto il punto di fumo si formano composti tossici».

Come evitare tutto ciò?
«Teoricamente bisognerebbe munirsi di un termometro da cucina oppure utilizzare friggitrici dotate di termostato; usare olio extra vergine d’oliva o, in alternativa, olio di semi di arachide ed evitare di superare i 170-180° C.
Bisogna però precisare che le temperature delle cotture domestiche difficilmente raggiungono il punto di fumo, tuttavia uno degli errori più frequenti è proprio quello di utilizzare quantità insufficienti di olio favorendone il surriscaldamento».

Quindi, come a volte si sente dire, è consigliabile friggere in olio abbondante…
«Esatto. Ma è ancora più importante limitare al minimo la frequenza delle fritture e, soprattutto, non riutilizzare mai l’olio».

Tornando all’olio extra vergine d’oliva qual è il suo punto di fumo?
«Data la grandissima varietà disponibile sul mercato è possibile indicare solo un valore di riferimento di circa 180° C. Ma la vera peculiarità dell’olio extravergine d’oliva è costituita dalla presenza dei polifenoli, potenti antiossidanti che ne aumentano la stabilità quando esposto alle alte temperature».

Parliamo difficile… Polifenoli, di cosa si tratta?
«Sono composti che, oltre a possedere proprietà biologiche antiossidanti e antinfiammatorie, determinano importanti caratteristiche organolettiche. Per intenderci, sono quelle sostanze che conferiscono una leggera amarezza e che pungono leggermente la gola».

Già, l’olio che punge in gola. C’è chi ha dato battaglia su questo campo, vantando le virtù del proprio prodotto come “delicato” dove, spesso, quest’aggettivo sottintende “migliore”…
Ma un olio che punge in gola non è da considerarsi eccessivamente acido, quindi di scarsa qualità?
«Questa è un’altra leggenda. L’acidità è uno dei parametri di qualità degli oli di oliva, che in base ad essa vengono classificati in olio extra vergine, olio vergine, olio d’oliva e olio di sansa. Maggiore è l’acidità, minore è la qualità dell’olio. Tuttavia l’acidità non è percepibile al gusto e viene determinata in laboratorio. Il consumatore quindi confonde l’acidità con il piccante, che è invece un apprezzabile parametro sensoriale conferito dai polifenoli».

Ma questi polifenoli sono presenti anche negli oli di semi?
«No. Ricordiamoci che l’olio di oliva è l’unico grasso ottenuto da un frutto e da esso acquisisce tutta la ricchezza organolettica conferita da oltre 230 composti minori. Tuttavia, la loro presenza fa sì che l’olio d’oliva, a differenza di quello di semi, non sia organoletticamente neutro e trasferisca sapore al fritto. Questo fatto è generalmente sgradito agli chef che sono quindi soliti sconsigliarne l’impiego in frittura. Ma non esiste nessuna controindicazione che non sia di tipo esclusivamente gastronomico. Inoltre i polifenoli prolungano la conservabilità dell’olio d’oliva».

Quali sono allora le proprietà biologiche dei polifenoli contenuti nell’olio extra vergine d’oliva?
«Premesso che non vi sono ancora evidenze scientifiche definitive, studi clinici ed epidemiologici attribuiscono all’olio extra vergine d’oliva un effetto preventivo nei confronti di numerose malattie cronico-degenerative, tra le quali le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. In tal senso sembrerebbe che i polifenoli, per la loro marcata attività antiossidante e antinfiammatoria, avrebbero un ruolo cruciale nel conferire all’olio extra vergine d’oliva tali proprietà protettive».

Chiarito questo importante punto, quali sono le altre peculiarità nutrizionali dell’olio d’oliva?
«La prevalente presenza di acidi grassi monoinsaturi, particolarmente di acido oleico. Studi clinici indicano che sia l’acido oleico sia i polifenoli sarebbero in grado di diminuire il colesterolo cosiddetto “cattivo” (LDL) e di aumentare quello “buono”, cioè le HDL. Inoltre, entrambi prevengono l’ossidazione delle LDL che è il primo step della formazione della placca arteriosclerotica».

Eppure, sempre la pubblicità, ci dice che ci sono anche altri tipi di grassi che hanno di queste proprietà, è vero?
«No. Piuttosto bisogna ricordare che le margarine contengono acidi grassi parzialmente idrogenati che hanno un effetto diametralmente opposto, ovvero riducono il colesterolo buono innalzando quello cattivo».

Allora possiamo mangiare liberamente olio extra vergine d’oliva?
«No. Per quanto ottimo, l’olio extra vergine d’oliva è pur sempre un grasso e le calorie fornite dai grassi non dovrebbero superare il 30% delle calorie complessive delle dieta».

Siamo un po’ confusi; quale è quindi il messaggio per i consumatori?
«Il messaggio è che la dieta, piuttosto che un singolo alimento, è la chiave della salute di una popolazione. In tal senso vi sono chiare evidenze scientifiche che indicano la dieta mediterranea come un modello alimentare in grado di prevenire numerose malattie cronico-degenerative. L’olio extra vergine d’oliva fornisce un importante contributo insieme agli altri alimenti tipici della dieta mediterranea quali frutta, verdure, legumi, cereali e pesce».

Bene. Grazie. Ma ci permetta di congedarci con un’ultima domanda: come si può essere certi di acquistare un olio extra vergine d’oliva di qualità?
«A questa domanda è impossibile rispondere. Alcuni consumatori conoscono personalmente il produttore locale e se ne fidano. A chi acquista al supermercato consiglierei di non lesinare troppo sul prezzo: spendere qualcosa in più non ci dà certezze sulla qualità ma aumenta la probabilità di acquistare un buon olio».

(Luigi Mondo & Stefania Del Principe – con la collaborazione del dr. Fabio Galvano)


Amaro e piccante è meglio

Solo il “vero” olio corrisponde a queste qualità e regala diversi vantaggi per la salute. A differenza di quello quasi senza sapore e colore eletto come preferito dalla maggioranza dei consumatori

Chi si è mai scandalizzato perchè il radicchio trevigiano è amaro o perchè il provolone è piccante? Nessuno, anzi li vogliamo così. L’olio delle olive, invece, per un passaparola collettivo, a cui non sono estranei poteri forti del settore, sembra debba preferirsi “dolce”, senza pizzico e meglio se incolore come l’acqua, come un accessorio al pasto che non deve disturbare.
Capisco le transumanze delle renne nei paesi scandinavi a scopo alimentare, le migrazioni delle anguille nel Mar dei Sargassi per riprodursi, ma questo “movimento” degli umani verso un olio “inodore, insapore, incolore” mi è
incomprensibile. Gli animali si muovono per istinto; l’Homo Sapiens (o che dovrebbe sapere) si muove per l’intelligenza “personale” e dopo aver individuato vantaggi e obiettivi. Cercherò quindi di dare alle intelligenze “personali” le motivazioni per scegliere olio profumato, piccante e amaro (se la varietà lo prevede). Questi tre aggettivi corrispondono ad altrettanti vantaggi per la salute; se un olio non li ha è inutile usarlo. La Cee con il CE e 640 del 2008 ne fa i capisaldi per la valutazione della qualità dell’olio. Intendiamoci: ci sono ottimi oli non amari ma debbono essere “naturalmente dolci” come quello di Taggiasca ligure, Biancolilla siciliana e altre, e non ottenuti dalla chimico-fisica per accontentare errate suggestioni collettive a scopo mercenario. Il profumo è dato dalla via delle lipossigenasi. In breve se l’olio profuma di pomodoro, mandorla, carciofo vuol dire che ancora non è stato degradato e che le sue proprietà salutari sono intatte. Il piccante è dato dagli antiossidanti (polifenoli o biofenoli) che rallentano l’invecchiamento cellulare, come la vitamina E (alfa-tocoferolo). Questa informazione è fondamentale per il consumatore: più pizzica e più mantiene giovani. La pianta dell’Olea Europaea vive anche 4000 anni perchè è la più grande produttrice di antiossidanti quindi sa bene come restare giovane. Non si capisce allora perché i valori dei polifenoli possano stare su bicchieri di plastica del tè e non sulle etichette dell’olio; anzi si capisce eccome: se la legge lo pretendesse, quanto olio resterebbe ancora in commercio?
L’amaro viene dall’oleuropeina presente nel frutto. Se mordete una drupa fresca presa dall’albero la sentireste giustamente amara. Dall’oleuropeina poi si formano, durante la gramolazione in frantoio, potentissimi antiossidanti (p-HPEA-EA e 3,4 DHPEA-EDA) che per l’intero mondo scientifico sono i più attivi rimedi naturali contro cancro, invecchiamento cellulare ecc. A tavola, se non stiamo attenti si sa che possiamo assumere veleno tre volte al giorno. Nel caso dell’olio possiamo scegliere se assumere tre volte al giorno salute o niente, piacere o noia.
Cultivar amare come Moraiolo in Umbria, Coratina in Puglia, Frantoio in Toscana, Bosana in Sardegna hanno fatto grande la cucina italiana; nessuno parlerebbe di cucina umbra, pugliese, toscana o sarda senza quell’olio fruttato, piccante e anche deliziosamente amaro. Addio flauto magico dell’olio “inodore, insapore, incolore”. La musica è cambiata: profumato, piccante e anche amaro, grazie!

Links:
www.frantoicelletti.com
www.monocultivaroliveoil.com


Un altro punto a favore dell’olio d’oliva: combatte l’Alzheimer

L’oleocantale, un composto naturale presente nell’extra vergine, potrebbe prevenire e aiutare a combattere i danni alle cellule celebrali dovute alle proteine neurotossiche responsabili della patologia neurodegenerativa

L’Alzheimer è una delle patologie più diffuse e subdole dell’era moderna, una malattia che progressivamente fa perdere coscienza di sé e dell’ambiente che ci circonda.

Responsabili del morbo di Alzheimer sarebbero le ADDLs, proteine altamente tossiche che si legano con le sinapsi neurali del cervello disturbando il funzionamento delle cellule nervose, portando alla perdita di memoria, la morte cellulare, e l’alterazione globale delle funzioni cerebrali.

Il legame delle ADDLs con le sinapsi delle cellule nervose è il primo cruciale passo per l’inizio dell’Alzheimer. L’oleocantale, un composto presente nell’extra vergine d’oliva, tuttavia altera la struttura delle ADDLs rendendone più difficoltoso il legame con le sinapsi.

“Sono necessari ancora studi translazionali per collegare questi risultati di laboratorio con prassi cliniche, ma sono fiducioso” ha detto il prof. Klein, docente di neurobiologia e fisiologia, membro del Alzheimer’s Disease Center, presso la Northwestern University.

Proprio Klein e i suoi colleghi avevano identificato le proteine ADDLs nel 1998, portando ad un grande cambiamento nella conoscenza sulle cause, la progressione e il trattamento del morbo di Alzheimer. Conosciute anche come beta-amiloide oligomeri, le ADDLs sono infatti strutturalmente diverso da placche amiloidi che si accumulano nel cervello dei pazienti di Alzheimer.

Sulla base di alcune indagini in vitro il team di ricercatori della Northwestern ha scoperto che l’introduzione di oleocantale aumenta la dimensione delle proteine ADDLs riducendone la capacità di alle sinapsi dei neuroni ippocampali.
L’ippocampo, una parte del cervello intimamente coinvolta nell’apprendimento e nella memoria, è una delle prime aree colpite dalla malattia di Alzheimer.

Un risultato inatteso è che l’oleocantale renderebbe le ADDLs maggiormente aggredibili dagli anticorpi, con il risultato di aumentare l’efficacia di trattamenti di immunoterapia.
Breslin, uno dei ricercatori coinvolti nel progetto, ha commentato sulle implicazioni dei risultati. “Se il trattamento con anticorpi del morbo di Alzheimer è arricchito da oleocantale, l’efficacia antitossica e immunologia di questo composto può portare ad un trattamento utile per una malattia oggi incurabile. Solo futuri studi clinici potranno però fornirci questa certezza.”

La ricerca sarà pubblicata sul numero in uscita il 15 ottobre della rivista “Toxicology and Applied Pharmacology”.

di Alberto Grimelli
03 Ottobre 2009 TN 34 Anno 7


analisiL’Extravergine di Sicilia conquista 9 polifenoli

Uno studio dell’Università di Messina sugli oli d’oliva prodotti nell’Isola ha individuato nuove sostanze dalle proprietà antiossidanti e antitumorali

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composti-fenoliciCOMPOSTI FENOLICI E ATTIVITA’ ANTIOSSIDANTE DELL’OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA ITALIANO “MONTI IBLEI”

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